René Kaës

René Kaës: Professore emerito di Psicologia e Psicopatologia Clinica all’Università Lumière Lyon 2. Psicoanalista, psicoanalista di gruppo e conduttore di psicodramma.Membro titolare della Société Française de psychothérapie psychanalytique de groupe. Presidente anziano del Cercle d’Etudes Françaises per la Formazione e la Ricerca in Psicoanalisi: gruppo, psicodramma, istituzione. Autore di molte opere di psicoanalisi sul gruppo, il sogno, il soggetto e l’intersoggettività, le alleanze inconsce, la trasmissione intergenerazionale della vita psichica, l’epistemologia della psicoanalisi (Boston, Rowman & Litttlefield, 2017, in corso di...

David Le Breton. “Fuggire da sé per salvarsi”.

Le nostre esistenze a volte ci pesano. Qualche volta vorremmo allontanarci dalle necessità che ad esse sono legate. Per così dire, prenderci una vacanza da sé stessi per riprendere fiato. L’individualizzazione del senso, liberando da tradizioni o da valori comuni, conferisce autorità assoluta. Ognuno diventa maestro di sé stesso e rende conto solo a sé stesso. La frammentazione del legame sociale isola ogni individuo e lo restituisce a sé stesso, alla sua libertà, al godimento della sua autonomia o, viceversa, al suo sentimento di insufficienza, al suo fallimento personale. Molti dei nostri contemporanei a volte aspirano ad alleviare la pressione che pesa sulle loro spalle, alla sospensione di questo sforzo che deve essere fornito incessantemente per assicurare di continuare ad essere sé stessi sempre e in tutte le circostanze, di essere sempre all’altezza delle esigenze degli altri e di sé stessi....

David Le Breton

David Le Breton: Professore di Sociologia all’Università di Strasburgo. Membro dell’Istituto Universitario di Francia. Dal 2012 è titolare della cattedra di “Antropologia dei mondi contemporanei” all’Istituto degli Studi Avanzati dell’Università di Strasburgo (USIAS)....

Salvatore Inglese. “Déjà vu. Tracce di etnopsichiatria critica.

Si percorre la traiettoria di ricerca che collega la psicopatologia delle migrazioni (italiane e internazionali) all’etnopsichiatria di Georges Devereux, rinnovata dalle intuizioni metodologiche e applicative di Tobie Nathan. I movimenti migratori rendono necessario un aggiornamento progressivo delle discipline interessate alla tutela della salute mentale che sono  state costruite lungo un asse etnocentrico. Tale modalità di costruzione genera oggi gravi difficoltà all’erogazione delle cure in favore di popolazioni sofferenti ma che appartengono a mondi culturali costitutivamente diversi, spesso poco conosciuti e, tendenzialmente, conflittuali. Per quanto animata da intenzioni collaborative di rinnovamento della conoscenza clinica e della pratica psicoterapeutica, l’etnopsichiatria generale continua a trasmettere un effetto di perturbazione cognitiva tale da renderne spesso difficoltosa la ricezione e l’applicazione nei vari sistemi di assistenza e nelle diverse configurazioni di rapporto...

Salvatore Inglese

Salvatore Inglese. Medico Specialista in Psichiatria e Psicoterapeuta; BD Filosofia e Storia; Esperto in Antropologia medica, Etnopsichiatria, Psichiatria transculturale, Psicologia e psicopatologia delle migrazioni. Dirigente medico presso il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze, ASP – Catanzaro. Ha maturato lunga esperienza quale docente, didatta, supervisore e formatore presso Università, Scuole di specializzazione in Psicoterapia, Agenzie sanitarie pubbliche. Ha svolto varie attività di ricerca sul campo intorno alle relazioni tra psicopatologia e cultura in vari contesti internazionali. Ha collaborato dal 1993 al 2007 alle attività del Centre Georges Devereux – Paris VIII. Ha tradotto e curato opere di G. Devereux, T. Nathan, L.K. Suryani, A. Zémpleni. Autore di molti articoli e saggi sui principali temi della clinica transculturale; coautore dei volumi Déjà vu. Tracce di etnopsichiatria critica e Déjà vu 2. Laboratori di etnopsichiatria critica (con G. Cardamone et al.)....

Carlo Bonomi. “Importanza di Ferenczi nel movimento psicoanalitico oggi”.

Sándor Ferenczi sfidò tre capisaldi del sistema freudiano: la riduzione dei ricordi traumatici a fantasie; la non-partecipazione dell’analista; la teoria bio-psichica della donna come uomo castrato. Il processo di revisione fu lungo, sofferto e altalenante. L’importanza del trauma reale emerse negli anni della guerra, venne rinforzata dalla collaborazione con Rank, e acquisì piena maturità con la clinica dell’abuso sessuale infantile. La consapevolezza della partecipazione dell’analista si fece strada attraverso gli eccessi della tecnica attiva, per poi riorganizzarsi attorno allo studio delle reazioni emotive dell’analista alle ripetizioni del trauma originale. La teoria biologica della castrazione della donna fu l’ultima ad essere sfidata, e comportò la destituzione del Fallo dalla posizione di colonna portante e trono del sistema freudiano. Più in generale, dallo smantellamento di questi tre capisaldi nacque una nuova visione della psicoanalisi, basata su partecipazione e reciprocità, dissociazione e controtransfert, e la nuova metapsicologia della frammentazione della vita psichica. Questa revisione radicale non è nata solo dalla esperienza clinica ma anche dall’incorporazione ed elaborazione inconscia delle lacerazioni  che attraversano sia l’opera che la personalità di Freud, che prese forma all’interno della fantasia condivisa si essere “il miglior erede” delle idee di Freud (Diario clinico, p. 283). Ferenczi non solo accolse in sé queste idee, ma divenne il recipiente in cui aspetti inconsci, non pensati, irrisolti e dissociati di queste idee hanno potuto essere incubati, fermentare, e infine ricombinarsi, ricevendo una formulazione più integrata. Come segnalato da Bollas (2011, p. xvi), Ferenczi “ha elaborato per Freud ciò che Freud non poteva tenere nella propria mente”.    ...